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Proposta di relazione congiunta per il 2010 sulla protezione e sull'inclusione sociale
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- Közzétéve: 2012. december 03. hétfő, 11:21
- Írta: Jürgen Schneider
L'incisivo intervento politico e gli stabilizzatori automatici hanno svolto un ruolo di primo piano nel mitigare le conseguenze sociali della crisi. Tuttavia l'impatto di quest'ultima sui cittadini non si è ancora manifestato completamente. La Commissione prevede che il tasso di disoccupazione potrebbe superare il 10% nel 2010 con un aumento della spesa sociale dal 27,5% al 30,8% del PIL tra il 2007 e il 2010.
Considerando anche i 5 milioni di disoccupati in più rispetto all'inizio della crisi, per molte famiglie il reddito è diminuito, esponendole alla povertà e al sovraindebitamento. Alcune di esse hanno perso la propria abitazione. I migranti, i lavoratori più giovani e quelli più anziani, chi aveva un contratto a tempo determinato - specialmente le donne - sono stati colpiti da subito, ma la perdita del posto di lavoro interessa ora altre categorie, finora relativamente al sicuro. Il tasso di disoccupazione potrebbe rimanere elevato per qualche tempo con i conseguenti rischi di esclusione e disoccupazione a lungo termine.
La natura, le dimensioni e gli effetti della crisi differiscono all'interno dell'UE. La disoccupazione è passata ad esempio dal 2,7% al 3,9% in un paese, mentre in un altro dal 6,0% al 20,9%. La situazione sociale di partenza era inoltre diversa da uno Stato membro all'altro. Nel 2008 i tassi relativi al rischio di povertà andavano dal 9% al 26%. La copertura e il livello di assistenza forniti dalla protezione sociale variavano anch'essi all'interno dei diversi paesi e trai diversi gruppi sociali. La percezione della popolazione riflette queste disparità: nel giugno 2009, mentre la maggioranza dei cittadini riteneva che la crisi avesse aumentato la povertà, la percentuale di coloro che avvertivano un forte impatto andava dal 10% al 69%.
Anche la portata e l'intensità delle risposte politiche varia. La Commissione stima che la spesa per le misure discrezionali vari da meno dell'1% del PIL in alcuni paesi a oltre il 3,5% in altri e prevede che tra il 2007 e il 2010 la spesa sociale crescerà di meno di 1 punto percentuale in tre paesi e di fino a 6 punti percentuali in altri quattro.
Gli Stati membri hanno utilizzato il Fondo sociale europeo per migliorare il sostegno ai disoccupati, mantenere i posti di lavoro e aiutare i più vulnerabili, il cui inserimento nel mercato del lavoro è ostacolato da barriere strutturali. Si sono avvalsi della flessibilità del FSE per adeguare i programmi operativi, modificandoli se necessario, e hanno impiegato le semplificazioni proposte dalla Commissione per potenziare l'efficacia del fondo. I programmi del FSE forniscono inoltre sostegno finanziario per gli obiettivi di inclusione sociale di lungo termine dell'UE, che sono alla base della ripresa e della coesione sociale.
La crisi ha evidenziato la necessità di fornire assistenza ai cittadini in un momento di forti restrizioni di bilancio. Questi eventi danno maggiore risalto all'agenda UE che punta a un' inclusione e protezione sociale più efficace ed efficiente perseguendo l'accesso per tutti, l'adeguatezza e la sostenibilità, obiettivi questi di lungo termine del metodo aperto di coordinamento nei settori della protezione sociale e dell'inclusione sociale. Le risposte a breve termine dovrebbero essere coerenti con le riforme strutturali necessarie per modernizzare le politiche sociali, evitare danni permanenti all'economia e alla società e prepararsi alle sfide di lungo periodo, quali l'invecchiamento della popolazione.
PDF -Proposta di relazione congiunta per il 2010 sulla protezione e sull'inclusione sociale


